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Zuccone Campelli (m. 2159)

Titolo itinerarioFerrata Mario Minonzio
Partenza daBarzio
Quota partenza769
AccessoBarzio è raggiungibile da Lecco seguendo la diramazione per la Valsassina della S.S. 36.
Dislivello1400
Tempo di salita3.30
EsposizioneVaria
DifficoltàEEA
CartinaCartina Kompass n. 105 Lecco Val Brembana
Bibliografiawww.vieferrate.it
SezioneOrobie - Prealpi Lombarde lecchesi
Descrizione
PIANI DI BOBBIO: Fiori di Tarassaco ai Piani di Bobbio.

Da Barzio salire ai piani di Bobbio seguendo la stradina e quindi puntare al rifugio Lecco.

Dal rifugio Lecco salire lungo l'evidente sentiero che si inoltra,in leggera salita, lungo il Vallone dei Camosci .Dopo una ventina di minuti, seguendo tracce e rari segni rossi, risalire il comunque evidente canalone che,con alcuni passaggi un po' più erti agevolati dalla presenza id alcune catene,in circa un'ora dal rifugio porta all'intaglio dove si trova l'attacco della ferrata Minonzio.

Dall'intaglio che segna l'inizio della via ferrata (nessuna targa,solo un bollo giallo), portarsi verso sinistra a prendere una esposta paretina che sale quasi verticale verso sinistra. La paretina presenta pochi ma netti appigli e garantisce, senza l'uso della catena, una entusiasmante arrampicatina ai limiti del III° grado UIAA, peraltro assicurata dalla solita catena a maglia larga e da alcune pediglie che facilitano eventualmente l'ascesa.

Dopo questo primo salto,il percorso segue con una sorta di piccolo zig-zag per semplici roccette per arrivare a prendere dapprima una bella fessura (arrampicabile con difficoltà non superiori al II° grado UIAA), poi, per roccette più semplici, ma sempre esposte, si porta a prendere un tratto di cresta erbosa e praticamente pianeggiante. Al termine di questa crestina, ritroviamo le attrezzature che,mai ridondanti, ci portano ad un primo piccolo intaglio da superare in discesa con difficoltà non superiori al II° grado UIAA.

Dopo questa prima discesina, si risale per una fessura che si allarga a camino fino a portarsi sulla cima di un torrione dal quale si apre un panorama mozzafiato, con viste particolari attraverso una sorta di feritoia del torrione. La fessura, vista da sotto, sembra ben più ardua, ma le difficoltà, anche in questo caso, non superano il II° grado UIAA e risulta molto più semplice, oltre che appagante, salire usando i numerosi e saldi appigli piuttosto che far forza su una catena comunque lasca. Fatti un paio di metri, si apre di fronte a noi la discesa, abbastanza lunghetta, che ci porta a discendere di una cinquantina di metri ad un profondo intaglio che ci separa dalla parete finale.

La discesa inizia con una fessura camino di un paio di metri, molto stretta, che conviene scendere o in incastro, o semplicemente usando la catena (passo comunque faticoso).

Poi, faccia a monte, conviene portarsi sul margine destro della fessura-camino che dà la direttrice della discesa e procedere arrampicando in discesa, usando i numerosi ed ottimi appigli .Le difficoltà non superano mai il II° grado UIAA e, data la presenza di una catena lasca, risulta molto meno faticoso e più sicura arrampicare, anche se in discesa.

In ogni caso, in pochi minuti, sempre ben assicurati, ci si trova sul fondo dell'intaglio, di fronte alla paretina da risalire per giungere alla parte finale dell'itinerario. Si deve ora risalire per un paio di metri in verticale, fino a prendere una sorta di scaglia staccata che viene usata per una traversata ascendente verso destra, piuttosto esposta e con appoggi ed appigli piccoli ma netti (passaggi sul III° grado UIAA), fino ad arrivare ad una scaletta di alcuni metri, che permette di risalire un camino altrimenti ben più difficile.

Alla fine della scaletta, troviamo una cengia abbastanza lunga e molto esposta, ma senza alcuna difficoltà tecnica, che, passando per un paio di vallecole, porta alla base dell'ultimo canale-diedro che viene vinto dapprima per una fessura un pò impegnativa (passaggio sul III° grado UIAA) e poi per paretina via via più semplice, fino a girare a sinistra e prendere l'ultimo canalino detritico di pochi metri, che segna la fine della ferrata Mario Minonzio.

Ci si trova, improvvisamente, dall'ombra delle pareti Nord ed Ovest al Sole della Cresta Sud. Girando a sinistra, per evidente sentierino, in pochi metri si raggiunge la cima del Dente dei Campelli (m. 2173), maggiore elevazione del gruppo dello Zuccone Campelli. Sulla cima, oltre alla croce, è presente una tavola delle montagne circostanti che permette di riconoscere tutte le cime che il panorama a 360° dello Zuccone Campelli offre a chi ci sale.

DISCESA: lungo il canalone dei Camosci oppure ai Piani di Artavaggio e poi rientrare ai Piani di Bobbio lungo il sentiero degli stradini.